RECENSIONI

VOSTOK: lo spazio ed il tempo dei D’Alì

STEFANO ZIZZI
Scritto da STEFANO ZIZZI

In tempi di reunion acclamate ed esordi brillanti, Il ritorno dei D’Alì è l’ennesima buona notizia musicale, bontà loro. Lasciati alle spalle le fortune del loro precedente Ep “Nessuna fine”, Mirko Di Bello (cantante ed autore di tutti i brani), William Larocca (al basso), Jeff Marturano (Batterista), e Alberto Motola (Chitarra), si sono fatti prendere per mano dal Maestro Eddy Olivieri, pianista jazz di formazione americana, tornato a casa carico di esperienze che gli permettono di vedere lontano.

Da questo viaggio insieme, non solo fuori dai confini locali, ma addirittura oltre le steccate planetarie è nato “Vostok”, un’anima che musicalmente dondola nello spazio e nel tempo, tra storie da raccontare e tastiere acide, il futuro che ci attende ed una cassa che spinge inesorabile come le lancette.
Il disco, disponibile in formato fisico e digitale, si apre con il “dasvidania” di Gagarin alla base spaziale e viene da sé che la successiva title track, esce fuori quasi come fosse un suo immaginifico inno alla bellezza della terra vista da “fuori”; ad amarla, a rispettarla, perchè è bellissima…

Con “Domani Sarà” il salto tra spazio e tempo è dettato dai soli di chitarra del Motola, che sembra “suonarci sopra”, alle preoccupazioni di una donna così ben “vista” dalla penna di Mirko di Bello.

Una vera estate” è il primo singolo radiofonico dell’album, che si spinge avanti con una musicalità che trascina, perché in fondo le estati non sono poi tutte uguali, anzi.
“Ancora io e te” è un romanzo d’amore che le tastiere riportano agli anni 80, mentre con “New Brando”, I D’Alì non sprecano molti giri di parole per dichiararsi anti-eroi, specie di quelli da 15 minuti di Warholiana memoria. Una voce possente e modulata, in mezzo tra la ricerca di una stazioni radio e gli applausi da live. Forse il pezzo più “Vostok”.

Lungo i binari di un basso da fantasista qual’è Willy Larocca, si racconta di come e quanto il tempo incida anche sullo sguardo di elle; un brano cosi trasversale che si potrebbe intendere “elle” in francese, cioè la “lei” di chiunque noi.
“Il giorno che vorrai” è una ballata da alba sulla spiaggia, che poi cresce in un approccio ritmico molto nordico: pieno e robusto, producendo un contrasto su cui interviene un testo dolcissimo. Sarebbe un singolo molto apprezzato…
“Canzone per noi” è una rosa davanti alla porta, una candela tra gli sguardi ad un tavolo per due; una timidezza sostenuta da una struttura musicale pop che la evidenzia…
Non c’è solo l’amore tra i ricordi di Mirko, ma anche il periodo della scuola, con degli slogan da adolescenti e l’idea di ritornare ad esserlo, prima o poi… “Stare così” è sesso, droga, ed anche un buon rock’n’roll, in questo pezzo che sembra leggero ma non lo è affatto.
“Camilla”, (scritta a quattro mani con Dalila Micaglio) è un jingle incisivo e spedito, che entra nella mente e fa riaffiorare il ricordo di un personaggio ben immaginabile già solo attraverso i particolari che lo descrivono, nel tempo di una canzone assemblata solidamente.
“Il viaggio” per eccellenza. Un’escursione verso vette da costruire ogni giorno, da sognare ogni notte… Anche musicalmente, questo brano pare essere la summa del pensiero dei D’Alì, con una convinzione ed una serietà che non è neanche lontana parente della presunzione, anzi.
“Ne terra ne dio”, né quadrata nè tonda, ma con una struttura poetica alla quale si avvita la band intera che sale in cattedra per un pezzo dalla portata orizzontale e speranzosa.
“Stellamare”, altro pezzo dalle atmosfere sospese tra i nostri passi concreti e l’alto più romantico, chiude l’album prodotto da WIM – Laboratori Musicali Indipendenti. E questa libertà si percepisce tutta, da quella che sprigiona l’ambientazione della “trama orizzontale” di tutto il progetto, fino all’energia di ciascun elemento della band che fa quello che deve fare senza inutili orpelli, poiché lo spartito di questi brani è già ampiamente denso anche e sopratutto grazie alla supervisione artistica del M° Olivieri.

I D’alì ci hanno raccontato quattordici belle storie, con testi semplici ma quasi mai leggeri e ambientazioni musicali che proteggono, avvolgono e “lanciano” ciascuno di questi racconti in versi.
Un omaggio allo spazio per definizione esplorato da Gagarin, al tempo, che in questo disco abbiamo scoperto essere molto più che relativo, ma anche ad ognuno di noi che, sopratutto, è fatto di spazio occupato e tempo vissuto.





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STEFANO ZIZZI

STEFANO ZIZZI

Tarantino dal 1978, attore dal 2002, scrittore dal 2010. Presidente dell'Associazione culturale "ET2002" - Essere Tarantini Sempre, editrice di questo progetto editoriale. Un teatro da abitare, una donna da amare, lo stomaco per vivere, uno strumento da saper suonare, 100 euro al giorno... e poi sarà il migliore!